logo glomerulocdef

 ilglomerulodisale

logorip2scontornatosmooth

SEGUICI SU


facebook
instagram

Home

Shop

Chi siamo

Linea Editoriale

Autori

Blog

Eventi

L'Editore

Contatti

Team

Termini&Condizioni

 

Nadia Maurizia Scappini - Per vertigine di cielo

2026-05-05 16:36

Redazione

Articolo, scappini, nadia-maurizia-scappini, per-vertigine-di-cielo,

per vertigine di cielo

Nadia Maurizia Scappini - Per vertigine di cielo

 

 

 

Nadia Maurizia Scappini

Per vertigine di cielo, 2025 

Trento Palazzo Benvenuti 

Sala Nones sabato 7 marzo 2026 

 

 

 

A poca distanza dall’uscita dell’ampia antologia con cui Nadia Maurizia Scappini celebra un importante anniversario nella propria scrittura poetica, un nuovo volumetto rilancia la creatività in versi. Il verso ritorna, dopo la censura operata nell’antologia, dove tutto è minimalisticamente ricondotto alla linea continua, sopprimendo interpunzione e maiuscole. Anche in Per vertigine di cielo non ci sono punti e virgole, e tutto è in carattere minuscolo, ma la scansione in versi, in accapo, è recuperata, restituendo all’occhio e all’orecchio quel ritmo studiato che coniuga fonema e senso.  Nel titolo si annuncia un’esperienza vertiginosa, ovvero sciolta da ogni vincolo formale, da ogni ordine convenzionale, e si allude all’altezza e alla profondità del cielo, a conferma di una vocazione alla verticalità dell’invocazione, e della preghiera, ricorrente nella produzione poetica dell’autrice. 

Ma potremo agevolmente riconoscere nel titolo generale, così come nel titolo interno che orienta la prima sezione della silloge, Di alberi e nostalgia, un tranello teso al lettore, e forse un alibi rivolto a se stessa. Infatti le costanti della poesia di Nadia Scappini - memoria dell’infanzia e natura, dialogo amoroso nuziale, invocazione de profundis - nel presente testo sono scartate in ragione di altro.  Più della verticalità e della vertigine, più della nostalgia e dell’imene umana conta il loro nascondimento in nome di altro. E questo altro è il presente, il qui e ora, la sintonia con il vivente e l’inanimato che abita l’esistenza, cedendo al mondo esterno, al semplice e immediato essere qui delle cose, il senso primo della voce poetica. Si sa che la lirica si abbevera di due fonti da sempre, da un lato l’introspezione sintomatica, dall’altra per l’appunto le cose, convocate a correlativo oggettivo. Nel nuovo lavoro di Nadia Scappini un’aria tersa e lieve avvolge luminosamente, in un presente non scalfito dal tempo, molti testi. Sono i piccoli trascurabili eventi di una primavera della natura animata, e dell’aria, a diventare soggetto. Così perlomeno nella prima sezione, in una messa in parentesi dell’io, perché come dice bene il prefatore Biagio Accardo, per questa poesia grata l’io non basta. Poesia grata, dunque, poesia del ringraziamento al mondo, alla vita universa, riconosciuta nei tratti più umili e quotidiani. In uno spirito che riconduce al genere della lode, di francescana memoria e, per l’assunzione della parola specifica nel nominare il mondo vegetale e animale, esperienza poetica di matrice pascoliana, ben radicata per convinta scelta di campo nell’autrice. La parola dunque ascolta non l’animo diviso ma il mondo nella sua unità vivente, in una disposizione al presente, alle epifanie del quotidiano, azzerando il tumulto del cuore. Eppure sappiamo come l’esperienza del dolore sia matrice privilegiata anche in Nadia Scappini, salvo trovare un registro fin qui poco esplorato ed esordire, nel presente testo, in intonazioni che toccano la levità e la sintesi formale e espressiva della poesia orientale. Ciò non toglie che la seconda parte di Per vertigine di cielo tocchi corde di altra tempra, e il dato esistenziale sia più trasparente. Si voglia perché in parte vi sono raccolte, in una riformulazione, stesure poetiche comparse in una pubblicazione precedente (L’ora perfetta, 2015), sia perché le due parti dell’ultima silloge rappresentano una sostanziale doppia lettura del fare poetico, nel tempo raggiunto della maturità. Con felice intuizione lo stesso Accardo accenna a due paesaggi simbolici che stanno sullo sfondo delle due campiture, la primavera e l’autunno. Potremmo aggiungere che la ragione poetica dell’autrice coniuga la coscienza del tempo, il tempo della vita, in due costellazioni linguistiche: l’immediato della vita vegetale che sostiene l’intera vita del mondo, la mediata considerazione del tempo breve dell’esistere, della vita. Quasi una sintesi delle celebri categorie proposte da Friedrich Schiller, l’ingenuo e il sentimentale, nell’interpretare la divaricazione tra poesia classica e moderna, ovvero romantica, all’insegna dell’identità o della alterità rispetto alla natura, della compenetrazione immediata, la poesia ingenua, o del sentimento di perdita, la poesia sentimentale. Ciò che illumina la raccolta, nella sua prima parte, è la bellezza fragile e abbagliante di un mondo salvo, innocente, in quanto stato aurorale dell’essere (Accardo), in un’uscita da sé che è conquista di un nuovo sguardo, purificato, e qui si potrà dire di esperienza vertiginosa, nella sua capacità di rovesciamento. Sono pertinenti questo ordine di sensibilità lo stupore e la prossimità (Accardo), il silenzio fecondo che fa posto al miracolo del mondo, il bosco, nei suoi scuri e nei suoi chiari, luogo di rivelazione pur nella connotazione culturale fortemente simbolica, inquieta e problematica. Nella seconda parte, il cui svolgimento è sovrastato da un titolo che è indizio di presenza confortante, E gli angeli a vegliare, la presenza delle cose si fa struggente (Accardo) nella coscienza del tramonto. La bellezza della natura intera si fa commozione, nell’incontro toccante di meraviglia e di fugacità. GC 

© 2026 Casa Editrice Ilglomerulodisale - Ilglomerulodisale S.r.l.s - P.IVA 05977230878 - Via Spadaccini, 16, 95131 Catania| Informativa privacy/cookies| Powered by Paolo Puccia