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Senza asilo, Deborah Prestileo
«Non esisto che in frammenti di indicibile,
pulsanti come i battiti da cui pure nascono».
I “pulsanti” versi di Deborah Prestileo descrivono, senza giri di parole, l’eternità e l’atemporalità del sentire umano.
Divisa in tre sezioni, la silloge di Prestileo conduce il lettore attraverso un percorso che va dall’universalità delle emozioni dell’uomo fino all’individualità della poeta, del suo quotidiano contatto con la realtà che la circonda.
Nella prima sezione, Mythos, le donne della mitologia classica emergono come voci narranti, il cui sguardo viene assunto per dare voce alle emozioni femminili di ogni tempo, mostrando come l’essere donna sia eterno, come la dimensione della femminilità sia espressa con gli stessi termini oggi come ieri. La seconda sezione, Logos, è incentrata su ciò attraverso cui il mythos ha la possibilità di esprimersi: la parola, intesa come «atto creativo», per divenire «il canto di tutto l’esistere, […] bibbia, ossia libro in cui la parola scritta è testimonianza», citando la prefazione di Franca Alaimo. Infine, la parola si fa corpo, Soma, e nell’ultima sezione emerge l’io della poeta, in perenne dialogo con un “tu”, cioè con la Natura, con Dio, o l’Altro, con il mondo che la circonda, per cercare una soluzione alla solitudine che pervade l’uomo.
Voce, parola, corpo. L’arco vitale dell’umanità è l’unica risposta possibile alla continua ricerca di un asilo, di un nido in cui abitare.
«La sola presenza soccorrevole è la poesia; il canto, come fin dall’inizio, della parola mythos, che m’intona una ninna nanna/ e mi ondula e mi ondula e mi ondula/ e tiene i cocci a farne melodia» (Franca Alaimo).
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