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In copertina “San Giorgio e il drago” - opera di Gian Ruggero Manzoni e Marco Baj
Prefazione
La seconda venuta
Platone parlava di una relazione tra mimesi, quando
le componenti sensibili sono copie delle idee, metessi,
quando le componenti sensibili sono parte dell’idea
(quindi sono comprese in essa), e parusìa, quando le
componenti sensibili e l’idea coincidono pienamente.
Nell’escatologia cristiana (cioè “la dottrina della fine
dei tempi”) la cessazione del mondo e del cosmo,
ovvero l’Apocalisse, è indissolubilmente legata alla
Seconda Venuta di Gesù Cristo tra noi (Parusìa:
termine appunto mutuato dal pensiero platonico nel
significato di Presenza).
Secondo l’evangelista Matteo, il Cristo tornerà con
potenza e gloria per giudicare, radunare gli eletti e
infine stabilire il Regno di Dio sulla terra. Tal giorno
è imprevedibile e richiede continua vigilanza.
I Segni della Fine dei Tempi? Persistenti disastri
naturali, l’apparizione di falsi messia e profeti, guerre
continue, carestie e un’eclissi di sole e luna.
Il ritorno di Gesù è inteso come un evento del quale
tutte le nazioni saranno testimoni. È considerato la
conclusione della Storia e l’inizio di una nuova era; i
vivi e i morti saranno giudicati e il Cristo determinerà
per gli stessi il Paradiso o la dannazione eterna;
tuttavia, la fine è vista non solo come distruzione,
ma anche come Speranza per il completamento di ciò
che Dio ha creato e per il ritorno di tutti gli uomini di
“buona fede” a Dio.
Sebastiano Adernò affronta questo tema con estrema
lucidità, indicando, nel suo scritto a momenti
lapidario, dove è il bene e dove il male, e cosa fare, in
modo da essere pronti per l’evento.
Le narrazioni riguardanti tale passaggio partono
da molto lontano, oserei dire da sempre, visto
che lo scontro fra luce e tenebre è stato presente,
nell’essere umano, da quando lo stesso è apparso
su questo pianeta. Comunque, e lo ripeto, la fine
non è mai stata unicamente una catastrofe. I testi
ebraici e cristiani parlano della cessazione del mondo
come purificazione e transizione verso un ordine
migliore. Quindi non sarà unicamente una situazione
totalmente in mano al terrore, ma una, seppur
dolorosa, svolta verso il meglio e la grazia.
Sebastiano Adernò sa questo, così come sa che il
Cristo, nella sua Prima Venuta, si espresse secondo
modelli apocalittici: predicava che un evento
destinato a cambiare le epoche (il Regno di Dio)
era da venire a breve o già presente. Infatti, i primi
cristiani erano convinti che la Seconda Venuta di
Cristo fosse imminente. Gli stessi si consideravano
un movimento “degli ultimi tempi” con l’obiettivo
di convertire e salvare, spiritualmente, quante più
persone possibile.
Nella contemporaneità la situazione è in parte
mutata, cioè oltre alla componente spirituale il tema
dell’Apocalisse quale “rinascita” implica, per i seguaci
del Cristo, un impegno anche di ordine sociale-
politico-temporale, come poi le Chiese dell’oggi, a Lui
votate, stanno portando avanti. Quindi il cosiddetto
“apocalittico” risulta un promemoria costante
inerente alle profezie consegnateci dal Cristo e alla
riconciliazione con Lui e con Dio Padre, e ciò in modo
discreto, intimo, non spettacolare come i più pensano.
Il procedere di Sebastiano Adernò, messa da parte la
rabbia dovuta a una società occidentale che considera
allo sfascio, si attiene a un tale lucido e pacifico modo
di porsi; difatti l’elencazione dei definiti “mali del
mondo” non vive più acredine, poi sdegno, quindi
furia, bensì viene presentata con estrema calma, quasi
con pacatezza, considerato che noi esseri umani non
possiamo sottrarci dall’essere giudicati per le nostre
infinite colpe.
In questa accezione l’Apocalisse, in chi è giunto a livelli
elevati del sapere, non fa più paura, anzi risulta una
prova dovuta per chi crede in Dio o, meglio, in uno
stato avanzato di iniziazione e all’avere fatto breccia
nel “mistero ciclico” dell’Essere e del Non Essere,
componente che implica una persistente crescita di
ordine etico-estetico nonché il non soggiacere più
alla morte, ai lutti e alle lacrime, che saranno ricordo
di un buio passato.
Molto stimolante, fortificante ed energetico il dire
di Sebastiano Adernò nel ricordarci tutto questo, in
un lessico volutamente abituale... come poi anche il
Cristo usava.
Gian Ruggero Manzoni
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